La fotografia di Congedo mostra quel turbamento che si nasconde in giro per il mondo

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Novoli (Le) – Quando lo scatto ferma quell’immagine, in quell’istante, sicché scegliendo altro attimo e spostando anche di un infinitesimo spazio l’obiettivo non si creerebbe l’emozione, allora si crea arte. La fotografia non è frutto di artigianato, ma, in quel caso, è figlia d’ispirazione. Sfuggita al pericolo della banalità e inebriata di vita.

Vibrazioni che trasmettono le immagini ritratte da Francesco Congedo, giramondo fotoreporter copertinese. Dai suoi scatti traspare una sensibilità che lo rende capace non solo di vedere oltre la consuetudine ma anche di restituire dignità a individui considerati fra gli ultimi del mondo.

Le sue foto saranno in mostra fino a giovedì nel Palazzo baronale di Novoli, esposizione intitolata “Immagimondo volti e risvolti”, inaugurata sabato scorso. Sarà riproposta a gennaio in occasione della nota Fòcara novolese. Appunto volti e risvolti.
Ecco allora l’anziana cubana che fuma il sigaro, sintesi di decadenza e poesia, e l’auto anni Sessanta che vaga per le strade di L’Avana, allegria e speranza. E il volto di un soggetto indiano, che pare scavato nel legno: orrore per quel naso alterato da pratiche tribali, ma anche la simbiosi con la Madre Natura. E la bambina che in una capanna regge il piccolino: infanzia e spirito materno, innaturale perché precoce ma puro. Gli occhi scintillanti dei bimbi africani, le rughe degli anziani, le attività nella miseria: nulla è senza dignità nell’occhio di Congedo. Neanche l’individuo ritratto davanti alla scritta dell’imperante marchio “Coca cola” è sminuito dallo stridente accostamento. Risultato di uno sguardo, quello di Congedo, che non si lascia sopraffare dalla retorica di soggetti spesso ricorrenti nelle fotografie di chi porta testimonianze di luoghi lontani. La miseria non è solo miseria, un albero che soffre di solitudine in una piana africana non è solo un paesaggio: si rinviene qualcosa di misterioso nelle foto di Congedo. Talvolta di tragico. Quasi un presagio. Un turbamento, forse.

Il reporter salentino mostra qualcosa che subito non si afferra. È invece evidente la poesia che trasmette l’immagine che il National geographic ha pubblicato on line: quella che ritrae la bambina di un villaggio Himba, in Namibia, intenta a cullare un bimbo. Insomma, Congedo, tipo eclettico, che infatti si dedica anche alla poesia e alla musica e d’estate gestisce uno stabilimento balneare a Torre Lapillo, riesce nell’intento di suscitare nell’osservatore il desiderio di essere lì, nel luogo che si é appena visto in fotografia.

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