Cultura e impresa: un binomio vincente

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C’era una volta l’organizzazione tayloristica del lavoro, quella che Charlot immortalò nel famosissimo film “Tempi Moderni” in cui l’operaio era asservito alla macchina; oggi per fortuna le catene di montaggio sono state sostituite dai robot.
Nell’era postmoderna si rischia, di contro, il taylorismo mentale cioè la robotizzazione della nostra mente.

Abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo che possa identificarsi in nuovi ambienti che sappiano convogliare la domanda e l’offerta di cultura perciò oltre alla Scuola, all’Università, agli Istituiti Culturali animati da spirito di servizio alla collettività, anche l’impresa è necessario che diventi un luogo deputato alla diffusione della cultura.

Ad ogni imprenditore oggi si dovrebbe chiedere che, oltre ad organizzare il sapere, la conoscenza dei fondamentali, le risorse umane, le tecnologie, si prodighi per sollecitare la curiosità culturale dei propri collaboratori per esserne anch’esso sollecitato dagli stessi; senza sollecitazioni della curiosità culturale è difficile stare sul mercato in maniera innovativa e senza innovazione non c’è impresa che regga nel medio/lungo termine.

Non bastano le sponsorizzazioni, i restauri, le mostre, il sostegno alle attività charity o/e umanitarie, si deve inculcare nei propri collaboratori il quadro del futuro desiderato cioè “la visione”.

Per fare questo è necessario mobilitare le risorse intellettuali del personale dipendente a tutti i livelli poiché l’intelligenza e la cultura di un limitato gruppo di dirigenti non è sufficiente a garantire il successo dell’impresa.
Per modificare le mappe mentali è necessario che tutta l’impresa pensi ed è solo così che le risorse umane si estendono in maniera illimitata, il personale sarà consapevole della sapienza del proprio operare e della consistenza del capitale sociale territoriale che l’impresa rappresenta.
Ogni imprenditore ha, come è giusto che sia, l’obiettivo della realizzazione del profitto e lo sviluppo dell’azienda ma deve raggiungerli anche attraverso il benessere dei propri collaboratori. A tale scopo che bisognerebbe organizzare e propiziare di corsi formativi non solo tecnici ma che riguardino ad esempio anche l’ambiente o gli obblighi sociali dell’impresa, percorsi possibili ed attivabili soprattutto attraverso il mantenimento di buoni rapporti con tutte le componenti sociali, e con la stretta collaborazione di Scuole ed Università.

Luciano Barbetta

È necessario anche spiegare quella che è la figura dell’imprenditore poiché è necessario evidenziare che c’è una differenza abissale tra l’imprenditore e lo speculatore finanziario, quest’ultimo è, infatti, solo interessato al potere alla massimizzazione del guadagno ma non è portatore di valori; l’imprenditore, al contrario, ha come obiettivo creare ricchezza per se e per gli altri ed arricchire la comunità di cui fa parte.

Come per un artista o uno studioso la sua opera è l’oggettivizzazione del suo spirito, è il suo romanzo, la sua sinfonia, la sua opera d’arte. Oggi l’imprenditore non è colui che vuole imporre la sua volontà ed il volere e seminare rispetto reverenziale ma è colui che si sente custode dell’impresa e deve saper trasmettere alla collettività il vero senso della sua missione senza però perdere d’occhio il traguardo del profitto che è etico e insito nel fare impresa e non deve essere mai visto o vissuto come una colpa ma come la ricompensa del duro lavoro e il mezzo per poter continuare a creare a distribuire ricchezza economica e culturale.

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