Riflessi nell’anima – Domenica 23 maggio 2021, Solennità di Pentecoste

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Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 26-27; 16, 12-15)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

Arriverà il Consolatore, il Difensore.

C’è un altro volto di Dio da conoscere. Il Figlio lo abbiamo visto con i nostri stessi occhi (cfr. 1 Gv 1, 1); il Padre ce lo ha mostrato lo stesso Gesù: «Chi vede me vede colui che mi ha mandato» (Gv 12, 45); lo Spirito Santo è tutto da scoprire.

L’altro volto di Dio che ancora i discepoli non conoscono ha certamente qualità uniche e speciali. Prima di essere fuoco e vento gagliardo, prima di essere raggio della luce che è Dio, prima di essere dispensatore dei doni di Dio (cfr. Sequenza di Pentecoste), è l’abbraccio di Dio all’uomo, è lo scudo che è Dio per l’uomo.

Nelle solitudini del cuore, nelle ferite grondanti di dolore, nei tremolii dell’incertezza, nelle paure di spavento come per quelle del futuro, nelle lacrime di addii e in quelle dei rimpianti e delle nostalgie, negli spasmi dell’anima, nelle sconfitte che tagliano le gambe e spezzano le speranze di futuro… il Paraclito verrà e sarà il Consolatore.

Nei pericoli del tempo, negli attacchi degli avversari e dell’avversario per eccellenza, il Diavolo, nei colpi bassi della vita, nelle lance che puntano dritto per trafiggere il cuore, tra le bombe che sventrano le esistenze, davanti agli eserciti che marciando radono il suolo della Terra e atterrano l’anima, di fronte ai cecchini che sparano sentenze di condanna e di giudizio e di diffamazione, davanti ai briganti che picchiano il cuore e spogliano la dignità e rubano l’amore… il Paraclito verrà e sarà il Difensore.

Gesù ci presenta il Parácletos, l’Invocato, colui che da qui in avanti è da chiamare, da invocare. In ogni momento del vivere, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia, nelle fatiche e nelle attese, nella fame e nella ricchezza, sui crampi della fame e davanti a un pezzo di pane e un sorso di vino, di notte e di giorno, tra i confini segnati da muraglie e nelle distese che si perdono a vista d’occhio, nelle paludi e lungo le traiettorie veloci … del vivere e dell’esistere, Gesù insegna ai suoi a invocare il Paraclito, lo Spirito d’amore.

E Lui certo verrà e non tarderà. E Lui certo verrà e sarà presenza che ridona luce, pane e doni, presenza e sollievo, riposo e riparo e conforto, forza alle stanchezze e perdono per le mancanze, purezza e vita nuova, acqua per rinascere e olio e vino nuovo per guarire, coraggio per riprendere l’orientamento giusto nel cammino, calore nelle freddure dei cuori spezzati, brezza leggera e fresca nelle calure che inaridiscono l’esistere, gioia per l’oggi e per il per sempre.

Ed anche quando non saremo capaci e in grado d’invocarlo perché troppo stanchi e affaticati e oppressi, per noi, Lui – lo Spirito – sarà sempre il Paraclito. Stavolta non colui che attende di essere chiamato e invocato per intervenire, ma colui che chiama presso.

Quando gli uomini e le donne non avranno più fiato in gola e più sangue nelle vene, sarà Lui, il Paraclito a chiamare tutti e ciascuno presso il Padre.

È proprio questo il miracolo più grande dello Spirito che ci è dato in dono: è Lui che attrae, attira, chiama e porta presso il Padre. È la forza gravitazionale di Dio che permetterà a ogni donna e a ogni uomo, a ogni filo d’erba e a ogni costellazione, di non andare alla deriva e disperdersi nell’oblio del tempo e dello spazio e della morte, ma di ruotare e dirigersi fino a confluire verso la Luce vera, verso la Gioia perfetta, verso l’Amore… verso Dio.