Riflessi nell’anima – 24 novembre 2019: Cristo Re dell’Universo

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Dal Vangelo secondo Luca (23, 35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

La Chiesa oggi celebra l’ultima Domenica dell’Anno liturgico. Sembrerà strano, ma la fine dell’anno per la Chiesa non coincide con la Notte di San Silvestro. Il Capodanno della Chiesa è la Prima Domenica di Avvento: quest’anno il 1 Dicembre. «Centro di tutto l’anno liturgico è il Triduo del Signore crocifisso, sepolto e risorto, che culminerà nella domenica di Pasqua il 12 aprile 2020» (Dall’Annuncio del giorno di Pasqua del 6 gennaio). Dal centro che è la Pasqua scaturiscono tutti i giorni santi. Nell’ultima Domenica dell’Anno liturgico già dal lontano 1925 Papa Pio XI ha voluto mettere al centro per tutta la Chiesa la regalità di Cristo, Signore del tempo e della storia, inizio e fine di tutte le cose. Al di là delle parole che potrebbero apparire altisonanti  e fuori dal tempo e dal contesto che viviamo, il Vangelo che ascoltiamo ci mette sulla giusta direzione in merito al tipo e alla qualità della regalità di Cristo.

Un Cristo Re che è presentato in modo anomalo. Di acclamazioni non si parla, solo di derisioni e beffe. Al posto di calici di vino che normalmente inondano i banchetti regali, solo una spugna imbevuta di aceto. Anziché una corona regale impreziosita di gemme d’oro una corona di spine. Come scettro un bastone col quale è addirittura colpito. Come veste regale la nudità di un corpo colpito e ferito. Come trono una croce, segno di condanna e di morte.

Eppure, dalla bocca di Cristo condannato e deriso una sola parola di speranza e di bellezza: è parola di orizzonti nuovi che oltrepassano la Terra e il Cielo. È annuncio di vita oltre la morte. È promessa di riscatti e di perdono. È parola che davanti al limite della vita spazza ogni debolezza e ferita.

Questo è l’annuncio che ha sconvolto la storia dell’umanità: la morte non è l’ultima parola della vicenda dell’uomo! Ogni condanna è spazzata da un Dio che in Cristo ha piegato la tenerezza del Suo cuore sulla miseria di ogni uomo e di ogni donna che si scopre fragile e debole a dispetto della volontà di potenza che l’accompagna.

A te, uomo o donna, povero o ricco che sia, lontano o tanto intimo al Signore, inquieto o con dentro l’anelito della pace, ferito o malfattore, nella primavera o all’autunno della vita…A te viene consegnata la Verità che in ogni modo, per così come sei, ti raggiunge: c’è un Dio che ti ama a tal punto da morire su una croce – e, sappiamo, non c’è amore più grande di questo: dare la vita per gli amici (Gv 15, 13) – perché tu sia riscattato dal peccato, dalle tenebre, dalle ferite, dalla morte.