Diversi per convenzione

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La solitudine de il Pensionato descritta alla fine degli anni ’70 da Francesco Guccini nell’album Via Paolo Fabbri 43 è rappresentata come “un tarlo di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo…”, perché solo la solitudine può concedere questo lusso, può permettere cioè di sprecare il proprio tempo nell’ozio, o nell’otium come lo definivano i nostri saggi avi dell’Antica Roma, che consideravano un pregio la capacità di vivere in maniera eccellente il “saper non fare”.

Oggi la solitudine esistenziale è forse più diffusa che in passato ma l’ozio, che dovrebbe essere la sua conseguenza logica, ha assunto ormai un’accezione pienamente negativa e tutti abbiamo perso il gusto di “sprecare” il nostro tempo. La priorità è “produrre ad ogni costo” e la solitudine è spesso mascherata da un’esistenza pubblica (se non addirittura pubblicizzata!) fatta di vita surrogata e amici virtuali. I moderni misantropi per non ammettere la propria incapacità di con-vivere, si trasformano in “diversi per convenzione” (una sorta di ossimoro che spiega perfettamente la loro originalità solo immaginata!). Non sempre sono facilmente riconoscibili, perché per smascherare la loro inautenticità bisogna osservarli con attenzione dentro e fuori dalle piattaforme virtuali. Si tratta di individui onnipresenti sui social, che si inseriscono in tutte le conversazioni e ne sanno sempre più degli altri, addetti ai lavori compresi! Si presentano, a seconda dell’argomento trattato, come esperti allenatori, attenti genitori, coltissimi insegnanti, arguti grafici o insostituibili promoter territoriali, salvo poi non avere alcuna identità professionale definita; la loro massima soddisfazione è riempire il vuoto cosmico con inutili elucubrazioni da spacciare per alta filosofia e, più di ogni altra cosa, per fini analisi politiche.

Questi “ominicchi” nella vita reale sono essenzialmente soli, raramente vantano frequentazioni assidue e amicizie disinteressate ma li ritrovi fotografati in situazioni e contesti che li rappresentano come perfetti cittadini di altissima levatura morale e grandi conoscitori del mondo e degli uomini. Le loro dichiarazioni pubbliche, per lo più manifestate attraverso una sterile tastiera, contengono feroci invettive più o meno subliminali contro chi non asseconda i loro vaneggiamenti sulla base di idee legittimamente contrapposte e, quando restano a corto di argomentazioni, non disdegnano le offese personali.

Guccini conclude le sue considerazioni sulla solitudine con l’ammissione “non posso o non so dir per niente se peggiore sia a conti fatti la sua solitudine o la mia”; altrettanto complicato appare oggi comprendere quale condizione sia più dolorosa fra la solitudine del pensionato di via Paolo Fabbri che, in alternativa alla noia, poteva godersi il lusso del suo tempo svagato o quella dei moderni “diversi per convenzione” che pensano di poter colmare il loro vuoto esistenziale attraverso l’illusione di essere spiritualmente e moralmente superiori, “diversi” dal resto del mondo, almeno fino a quando non assumono la consapevolezza di essere semplicemente e tristemente “arrabbiati” e fuori contesto.