Coerenza o incoerenza?

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Nell’intento di perimetrare il concetto della dissertazione, si ritiene che sia buona cosa chiarirne il significato, ovvero cosa s’intende col termine “coerenza”; ebbene è un comportamento-azione conforme al proprio pensiero in assenza di contraddizioni.

La nostra società complessa è sviluppata secondo canoni e regole rigide e ci ha abituati a ritenere che qualsiasi comportamento difforme a queste sia un errore, per cui chi lo compie si rende vulnerabile e suscettibile di emarginazione perché ritenuto “diverso”. Tale sistema servirebbe ai fini di una società civile, organizzata in base all’obbedienza alle leggi imposte ed alla coerenza tra queste ed il comportamento, perciò il diverso è colui che evadendo le regole non si è conformato agli altri.

Un’impostazione così ostica genera la disumanizzazione dell’uomo, perché si scontra con la sua natura che è anch’essa complessa ma contraddittoria, per cui abbastanza incompatibile con la sovrastruttura sociale su descritta e, per questo la coerenza richiesta diventa una pretesa infantile o utopica.

Questo chiaramente non vuole essere un inno all’anarchia o un’istigazione alla mancanza di rispetto, infatti un certo livello di coerenza tra valori interni ed atteggiamenti esterni è certamente sintomatico di una buona salute mentale e di un carattere integro.

Ciò che si intende sottolineare è che l’atteggiamento che rende patologico tale sistema è il suo divenire morboso ed unilaterale e la sua de-contestualizzazione, pertanto quando vi sono delle pretese altrui nella nostra vita o anche da parte nostra di richieste spasmodiche volte a renderci a tutti i costi individui “coerenti”, non “contraddittori” in maniera per nulla spontanea, allora dobbiamo sapere che vi è una violenza in corso sulla nostra natura.

Questo bisogno di coerenza tende ad essere più forte nelle persone più autoritarie e dogmatiche, in generale infatti gli estremisti hanno tutti tratti di personalità duri e difficilmente cambiano idea.

Si potrebbe fare un elenco dei danni provocati da questa rigidità, come quello di non sfruttare i potenziali trasformativi degli imprevisti, quello di rendere infernali e compromessi i rapporti di qualsiasi genere, quello di indebolire i progetti se non si è in grado di adattarli a nuove situazioni, ed in fine ciò genera l’accumulo di rabbia e frustrazione.

L’incoerenza fa parte di noi, è spesso terapeutica e rappresenta la soluzione a diverse situazioni, è chiaro altresì che bisogna essere capaci a gestire il cambiamento, ovvero servirsi dell’incoerenza con una certa coerenza, altrimenti se ne ha una tensione psicologica molto forte, causata dalla compresenza dell’idea precedente e quella rinnovata.

Avviene una dissonanza cognitiva, oltremodo parecchio comune e vi sono milioni di esempi quotidiani che lo attestano, come dissonante è un accanito fumatore che viene a conoscenza dei rischi e dei danni del fumo e convenire essi stesso che smettere sia conveniente ma continuare a fumare due pacchetti di sigarette al giorno.

Quindi, si può concludere che il dualismo coerenza ed incoerenza considerando la prima come un valore quando è sinonimo di impegno, responsabilità e capacità di mantenere la parola data, ma quando ci impedisce di rivedere le proprie convinzioni, si trasforma in rigidità, in scarsa flessibilità cognitiva ed in una pericolosa chiusura mentale.

Nella nostra esistenza l’anima ci chiede di lasciare spazio allo sconosciuto che è in noi, in quanto in essa sono sempre presenti i contrari, infatti siamo tutti un po’ Dottor Jekill e Mr Hyde, la sorpresa è che questo è un tesoro nascosto, ed è da considerare che senza questa ricchezza diventeremmo privi di qualsiasi volontà e di qualsiasi coscienza.