Spostiamoci più in “La” – (Parte terza)

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“Musica, chiave d’argento che apri la fontana delle lacrime, ove lo spirito beve finché la mente si smarrisce; soavissima tomba di mille timori, ove la loro madre, l’inquietudine, simile ad un fanciullo che dorma, giace sopita ne’ fiori.” [Percy B.Shelley 1792-1822]


Come promesso, iniziamo oggi ad orientarci nel mondo delle scale. Prima però occorre ripetere una nozione di base che abbiamo solo accennato la volta scorsa: cos’è ed a cosa serve il famoso “La”, anche a prescindere da quello accordato sulla frequenza di 432 Hz?

Un La è una nota di riferimento, una specie di “stella polare” a cui volgere lo sguardo per riconoscere il percorso che si sta per affrontare e la direzione da prendere. E cos’è quindi questo percorso, o meglio, cosa ce lo fa identificare come tale? La scala.

Una scala, per lo meno nella sua forma tipicamente occidentale e moderna, è costituita da una serie di sette suoni ordinati in ordine di progressiva altezza (dal più grave al più acuto, quindi), posti ad una certa distanza tra loro, distanza che, in ragione del procedere della successione, configura uno schema ricorsivo. Questi sette sono scelti all’interno di un sovrainsieme di dodici suoni, anch’essi tutti ordinati in ordine di altezza crescente (il totale cromatico) e, come iniziammo a dire nel nostro precedente incontro, equidistanti tra loro. Come disporremo dunque i sette che via via avremo scelto per comporre la nostra scala?

Le combinazioni principali, dette “scala maggiore” (una) e “scale minori” (tre), prevedono tutte l’utilizzo dell’unica unità di intervallo qui possibile: il semitono. Abbiamo così, ad esempio, nella scala maggiore, una successione del tipo: tono (due semitoni), tono, semitono, tono tono tono semitono. La cosa più facile per comprendere questo schema è osservare ancora una volta la tastiera del pianoforte; troviamo il tasto corrispondente al “Do” centrale – il tasto bianco immediatamente precedente il gruppo di due tasti neri – posto il più vicino possibile al centro della tastiera. Da lì suoniamo tutti i tasti bianchi fino al “Do” successivo (la tastiera è ricorsiva). In presenza di un tasto nero tra due tasti bianchi siamo in presenza di un tono, dove invece i due tasti sono privi di tasti intermedi, quello è un semitono. La nostra scala determinerà la tonalità del brano che stiamo per suonare, l’insieme cioè dei suoni organizzati intorno ad un centro tonale che utilizzeremo in grandissima parte nel corso dell’esecuzione. In questo caso “Do maggiore”. Ogni nota poi corrisponderà, ovviamente, ad una frequenza espressa in hertz e per essere sicuri di avere tutte le frequenze accordate alla giusta altezza, ci serviremo di una nota di riferimento che utilizzeremo come unità di riferimento per tarare gli altri suoni. Nel nostro caso la nota “La” (e possibilmente a 432 hz!)

In accordo con quanto detto sopra, la nostra ottava centrale del pianoforte presenterà quindi queste frequenze:

Do = 256hz, Re = 288hz, Mi = 320hz, Fa = 344hz, Sol = 392hz, La = 432hz, Si = 480hz, Do = 512hz.
Vale la pena di iniziare ad osservare come tutti questi numeri siano multipli di 8.

Limitiamoci a registrare per adesso il dato così com’è, poiché nei prossimi articoli scopriremo insieme l’importanza di questa come di altre relazioni tra i suoni della scala in rapporto a tutto ciò che volenti o nolenti ci circonda.

Compositore e polistrumentista, si occupa principalmente di musica sperimentale ed elettronica. Già autore di uno studio sul problema dell’intonazione a 432 Hz, è insieme ad altri colleghi americani impegnati in attività di ricerca sui nuovi linguaggi musicali basati sulla multidimensionalità della musica e sulle implicazioni psicoacustiche delle intonazioni alternative del diapason. - Redattore Paisemiu.com

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