L’agogica: tempo, movimento ed espressione della vita

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L’automne est un andante mélancolique et gracieux
qui prépare admirablement le solennel adagio de l’hiver. 
(George Sand)


Il pensiero della scrittrice francese è interessante perché offre l’occasione di riflettere su quante parole del linguaggio dei suoni siano utilizzate nella letteratura. Non è un caso se Eugenio Montale si è avvicinato alla poesia attraverso la musica. Nello specifico, i due termini, andante e adagio, presenti nella citazione della Sand, oltre che inserirsi appropriatamente nella stagione autunnale, offrono l’opportunità di avvicinarsi al tema dell’agogica.

Introdotta nella terminologia moderna da Hugo Riemann, come variazione dei movimenti nella composizione, l’agogica era già ben nota nel passato e, secondo la definizione del compositore e didatta Émile Jacques-Dalcroze:

«La funzione dell’agogica nella musica è quella di variare la durata del tempo e di graduare la velocità e la lentezza dei suoni. […] Le parti del corpo che, nell’esprimere l’agogica, meglio interpretano le note rapide sono le dita dello strumentista».

Si tratta di un aspetto affascinante per i rimandi all’interpretazione, oggetto di studio anche di un grande direttore come Nikolaus Harnoncourt, il quale, nel volume Il discorso musicale, è riuscito ad individuare in Mozart circa 17 gradazioni di adagio e oltre 40 di allegro e di andante. In virtù di ciò, ecco spiegarsi il senso delle diverse interpretazioni di una stessa composizione e l’esigenza, per molti musicisti, di determinare il tempo attraverso un’indicazione metronomica, consapevoli che l’agogica è parte imprescindibile di una partitura.

L’Andante, come suggerisce il termine, designa un tempo che deve scorrere. In genere, oltre ad indicare un movimento tranquillo, si colloca tra l’andantino e il larghetto, anche se non mancano definizioni come «movimento intermedio tra l’allegro e l’adagio» in quanto suscettibile di variazioni e interpretazioni storico-stilistiche. Nella maggior parte dei casi costituisce il II movimento di una composizione ascrivibile alle forme sonatistiche (Sinfonia, Concerto, ecc.) ed è incastonato tra un Allegro e un Minuetto (poi Scherzo) del periodo classico–romantico oltre a caratterizzarsi per una struttura variabile.

A volte alcuni movimenti possono anche rappresentare un titolo di una composizione come, per esempio, l’Andante E Rondo Ongarese per fagotto e orchestra, op. 35, J. 158 di Carl Maria von Weber e, pur non sempre esplicitati, sono rintracciabili nei singoli movimenti della Sonata da chiesa di epoca barocca.

L’Adagio (o Adagio molto semplice e cantabile, Adagietto, ecc.), ricorda il celebre Adagio di Albinoni. Indicato come «il muover lento della battuta» e derivato da “ad agio”, rimanda a “con comodità” e lo si collega tra l’andante e il largo. Esempio di capolavoro degli inizi del ‘900 è l’Adagietto. Molto lento della Sinfonia n. 5 di Gustav Mahler, colonna sonora del film di Luchino Visconti (1971) Morte a Venezia, tratto dall’omonimo romanzo di Thomas Mann.

Ritornando alle parole della Sand, l’uso dell’agogica rimanda anche a significati profondi che toccano la nostra dimensione umana ove il riferimento alle due stagioni diventa metafora del tempo che scorre inesorabilmente, non quello segnato dal metronomo ma dalla vita. Pur paragonando l’autunno ad un andante grazioso, per la scrittrice, è pur sempre malinconico perché precede e prepara l’adagio dell’ultima stagione della vita, l’inverno, ovvero la vecchiaia. Benché spesso immaginata brontolona ma anche età colma di esperienza e di saggezza, rappresenta un bel traguardo ove ognuno può trovare il proprio “tempo” congiuntamente alla ricerca di un’interiorità più profonda.

Compositore, Direttore d’Orchestra, Flautista e Musicologo. Curioso verso ogni forma di sapere coltiva l’interesse per l’arte, la letteratura e il teatro, collaborando con alcune riviste e testate giornalistiche. Docente presso il Conservatorio «G. Rossini» di Pesaro, membro della SIdM (Società Italiana di Musicologia), socio dell’Accademia Petrarca di Arezzo, dal 2015 ricopre l’incarico di Direttore artistico dell’Audioteca Poggiana dell’Accademia Valdarnese del Poggio (Montevarchi-Arezzo).

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