Sul boxer del nonno verso la poesia di Alessandra Peluso

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Sull’onda del fil rouge delle emozioni che accompagnano il nostro vivere in una realtà che, il più delle volte, disattende le nostre aspettative e che soffoca in una morsa i nostri sogni, la poesia sembrerebbe l’unico porto sicuro per tutti gli instancabili viaggiatori del treno della fantasia nonché per tutti gli inguaribili visionari che popolano questo pianeta.

Sono pochi gli estimatori di questo genere, un’élite fatta di persone che guarda oltre. Oltre le apparenze, la forma delle cose, lo strapotere dell’arroganza e dell’individualismo della società moderna. E una sorta di mission impossible è quella che attende il poeta: far emergere l’invisibile, il senso profondo del nostro esistere, dar forma all’informe, dar voce a uno sguardo o a un colore, fermare, in sostanza, il tempo che inevitabilmente scivola via dalle nostre mani giorno dopo giorno.

La poesia non è mai un qualcosa che si racconta, è una sorta di modus vivendi. E’ amore, passione, inquietudine, morte, libertà. E soprattutto bellezza allo stato puro che riempie i cuori di chi la legge, un’esperienza, un viaggio alla ricerca di se stessi attraverso cui si capisce che non si è soli, bensì compagni che condividono lo stesso cammino. La poesia non è un organismo in via di estinzione, esisterà sempre dovunque ci sia qualcuno che la pratichi.

Quanti sono i poeti salentini? Centinaia. Quanti di noi li conoscono e soprattutto quanti di noi hanno letto una poesia scritta da un poeta salentino almeno una volta? Se non l’avete ancora fatto, forse è il caso di porvi rimedio con questa raccolta di Alessandra Peluso, che ha il pregio di condensare il meglio del meglio dei poeti salentini contemporanei.

Antonio Errico, Carlo Stasi, Eliana Forcignanò, Elio Coriano, Enrico Romano, Francesco Aprile, Francesco Pasca, Gianluca Conte, Giuseppe Greco, Lara Carrozzo, Marco Vetrugno, Marcello Buttazzo, Maria Pia Romano, Maurizio Leo, Anastasia Leo, Mauro Ragosta, Pierluigi Mele, Stefano Donno, Vito Adamo, Vito Antonio Conte, Walter Vergallo e Lorenzo Martina non sono un elenco di nomi, ma rappresentano il cuore pulsante di una terra portatrice sana di suggestioni, come il Salento e la Puglia, luoghi universali, ma soprattutto luoghi mentali dove è possibile “passeggiare” tra versi e pensieri che non conoscono stagioni e pescare nel mare dell’apparente banalità degli esseri e delle cose, delle esistenze con cui ci confrontiamo, di cui abbiamo bisogno per comprenderne la trama e disvelarne l’intreccio.

Un patrimonio di voci narranti che grazie alla Peluso prende finalmente consapevolezza di sé e che vale la pena ricordare per il solo fatto di farsi portavoce della poesia nostrana, possibilmente in altri luoghi, tra altre persone alla ricerca di un’eternità che chiunque può respirare a fondo, pagina dopo pagina, e in cui chiunque lo voglia è in grado di riconoscersi.

CHI E’ ALESSANDRA PELUSO

Alessandra Peluso ha al suo attivo una laurea in filosofia e un dottorato di ricerca in Scienze bioetico-giuridiche. L’autrice è nota nel panorama leccese per la sua poderosa poesia, piena, densa e lussuosa, tipica di chi è avvezza a gustarsi la vita in maniera totalizzante.

Canto d’anima amante”(Pensa Editore, 2011) e “Ritorno sorgente” (ed. LietoColle, 2014) sono le sue prime pubblicazioni poetiche:

Molti i lavori filosofici di taglio scientifico, un’esperienza accademica che si coagula nella pubblicazione di “Happy different-per una filosofia del benessere”(ed. I Quaderni del Bardo, 2015), la cui novità è rappresentata dallo stile letterario, tutto new age. Un volume che ha riscosso in Puglia un successo di tutto rilievo, pur non mancando di avere delle eco importanti anche in campo nazionale.

Nel 2016 ha pubblicato “Sul boxer del nonno verso la poesia” (ed. I Quaderni del Bardo), una sorta di guida turistica dei poeti contemporanei salentini con i quali Alessandra si intrattiene, cercando di far esprimere a ciascuno di loro il personale significato di poesia. Un volume che è apprezzato da un pubblico, che diventa sempre più vasto.