Masterbook Salentini – L’Anello inutile (Maria Pia Romano)

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Ci sono libri che segnano il passo, marcando i confini tra ciò che era e ciò che sarà da quel momento in poi, tra un prima e un dopo, dando inizio in maniera inequivocabile a qualcosa di nuovo, tracciando un sentiero che sarà percorso da altri il più delle volte senza neanche rendersene conto. È esattamente il caso di L’Anello inutile di Maria Pia Romano, che si presenta come un incantevole romanzo che per la prima volta porta all’attenzione dei lettori salentini un filone nuovo, quello dei romanzi seriali, non nel senso di romanzi a puntate, bensì di un romanzo che è il primo di una lunga serie di scritti che utilizza una strategia di marketing destinata a avere un enorme seguito e non solo qui da noi: gli incontri con lo scrittore che diventa così il divulgatore di se stesso, una sorta di commesso viaggiatore che si sposta di città in città, di regione in regione, spingendosi, in taluni casi, persino oltre i confini nazionali con in mano la sua valigia dei sogni.

Al centro di questo scritto – L’anello Inutile, appunto, pubblicato per la prima volta nel 2011- una storia che molti conoscono e che vale la pena ricordare. Una storia a più voci: vite che si intrecciano indissolubilmente fin quasi a confondersi, dove la passione la fa da padrona in un intreccio di destini accomunati dal desiderio di affermare la propria unicità in un mondo dove tutti tendono a uniformarsi e a omologarsi. Da un lato il desiderio di avventurarsi in terre lontane alla ricerca di nuovi orizzonti e nuovi mondi da scoprire che si sovrappone all’amore per il mare, dall’altro la passione per la musica che esclude tutto il resto come del resto l’amore per la scrittura che diventa tutt’uno con l’amore per la libertà, desiderio che induce a rinunciare a tutto ciò che si era costruito, a tutto ciò che eravamo, alle nostre vite precedenti.

Lo zingaro con il mare negli occhi, la ragazza, il musicista, la signora dei gatti…4 vite accomunate da un peculiare comun denominatore: l’anello, pegno e simbolo di una particolare condizione che, secondo la tradizione, mette in connessione mente e corpo. L’anello gettato via, simbolo di un legame spezzato, l’anello che non viene offerto e l’anello rifiutato, l’anello desiderato e mai ricevuto. E sullo sfondo il mare ‘ che ti chiama’ e ti ammalia con i suoi mille colori, il blu che si confonde con l’orizzonte e diventa nero man mano che si scende in profondità, il fascino di un mondo nascosto nel quale immergersi e al quale portare rispetto in una terra, come quella di Terra d’Otranto, ricca di suggestioni. Dalle grotte senza tempo di Porto Badisco con le pitture disegnate col guano alla baia dell’Orte dove negli anni ’70 si poteva vedere la foca monaca fino al faro della Palascia, ovunque campeggia l’amore sconfinato per questa terra e i suoi abitanti, le sue tradizioni, i riti anti-malocchio e la danza delle tarantate.

Tutto questo tradotto in una prosa fluida e acquosa dove le parole sono poesia pura e semplice che penetra in profondità e lascia una traccia indelebile nel lettore, il quale fa proprio il messaggio “Ne regrette rien”, non rimpiangere nulla e vivi fino in fondo la tua vita, perché si può morire di vita non vissuta e le occasioni perse non torneranno mai più.


L’autrice

Maria Pia Romano è nata a Benevento nel 1976, è iscritta all’Albo dei giornalisti dal 2000. Collabora con testate regionali e nazionali e si occupa di comunicazione pubblica e comunicazione scientifica, uffici stampa e organizzazione di eventi. Laurea Magistrale con lode in Materials Engineering and Nanotechnology, Maria Pia collabora da molti anni con il Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, e il Dhitech, Distretto Tecnologico Pugliese, supportando la dissemination e la valorizzazione di vari Progetti Europei. Ha all’attivo quattro raccolte di poesie –Linfa (LiberArs, 1998), L’estraneo (Manni, 2005), Il funambolo sull’erba blu, (Besa 2008) e La settima stella (Besa 2008)- e i romanzi Onde di Follia (Besa 2006), L’anello inutile (Besa 2011-2012- 215), che ha ottenuto le Tre penne di Billy, il Vizio di leggere (Rai 1, e finalista Premio Nabokov,), La cura dell’attesa (Lupo 2013), vincitore dei Premi Nazionali come Libriamola 2013, Contropremio letterario Carver, Il Tombolo Città di Cantù, Città di Mesagne e finalista al Premio Nazionale Essere Donna Oggi 2016 di Lucca, e Dimmi a che serve restare (Il Grillo editore 2015) Menzione d’Onore al Premio Nazionale Bari Città Aperta. Ha ricevuto riconoscimenti in campo nazionale e internazionale per i suoi lavori poetici a partire dai primi anni ’90. Le sue poesie sono state inserite nel Museo della Poesia di Perla Cacciaguerra a Cesa. È stata tradotta da Amina Di Munno e Cassio Junqueira per il Festival della Letteratura italiana in Brasile del 2011.