“Crimen cordi”, il terzo romanzo di Anna Maria Alessandra Petrelli raccontato dall’autrice a Paisemiu

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Incontriamo Anna Maria Alessandra Petrelli, originaria di Acquaviva delle Fonti, in Puglia, scrittrice sin dalla tenera età di 12 anni. Ad oggi ha pubblicato cinque libri tra romanzi e opere in versi. Crimen Cordi è il suo terzo romanzo, genere giallo, frutto della fantasia, della curiosità e della ricerca che caratterizza l’autrice.

“Amor omnia vincit” è una locuzione latina che vede l’amore come forza propulsiva che sottende alle cose. Il filo conduttore del romanzo è proprio l’amore declinato in tutte le sue forme, seppur nel romanzo è acceso un faro sull’amore malato. Nel romanzo è proprio quest’ultimo tipo d’amore che predomina?

CRIMEN CORDI, parla dell’amore rinnegato, dell’amore rimpianto, dell’amore autentico, sentito e dell’amore che vince su tutto. Il finale, per me, è intriso di una forma di amore fortissima, che va oltre ogni dolore, delusione, disincanto. Ma, l’amore, è anche ricominciare; vediamo, per esempio la storia tra Marcella e Paolo, un amore nato dopo altre relazioni sgretolate e  come fiore nell’asfalto, è saldo.
Leggendo il mio romanzo dunque, si può avere  l’impressione che predomini un amore malato, in realtà predomina l’amore, che cerca sotterfugi, che si insinua e scava nei cuori, nelle coscienze, nelle vite dei protagonisti.

I personaggi che “abitano” la trama narrativa sono complessi, contraddistinti da un’interiorità inquieta. Quanto sono frutto di pura fantasia e quanto hanno un rimando a persone realmente conosciute?

Credo che ogni scrittore ci metta del suo  in un romanzo, per quanto la trama di esso possa essere pura fantasia, come nel caso di CRIMEN CORDI. Ma, inevitabilmente, alcuni dei personaggi, sono ispirati a spaccati di vita, situazioni e relazioni vissute. Nanan, per esempio, è il prototipo di un amore colmo di passione e delusione, che ha preso forma nella storia con Germana. Gli altri personaggi sono frutto di fantasia,
seppur alcuni nomi e situazioni, mi riportano ad una storia determinante e importante che ha segnato la mia vita. Mi piace mischiare la fantasia con situazioni realmente vissute, lo faccio in ogni mio romanzo. È come restituire agli uomini più importanti che ho incontrato, un proseguo indelebile della nostra relazione.

Sullo sfondo abbiamo una città bella e al contempo opaca, mondana e decaduta che a tratti ricorda il film “La grande bellezza” di Sorrentino perché la scelta dell’ambientazione è caduta su Roma?

Ho scelto Roma senza pensarci. Mi piaceva l’idea di ambientare una mia storia in una città caotica, grande ed importante come la capitale, dove tutto è possibile. Ho vissuto a Roma per qualche anno e riviverla, attraverso il mio romanzo, è stato come tuffarmi nei profumi, nei luoghi, nei ricordi che mi hanno legato alla città eterna. Patria di mistero e amore, coinvolgimenti e modus vivendi al di fuori degli schemi. Questo mi ha ispirata e sceglierla è stata la conferma di poter spaziare in luoghi e tempi indefiniti, fatti di situazioni, intrecci, distanze morali e fisiche.

“Crimen Cordi” delitto al cuore, come nasce questo titolo?

Quando ho pensato di scrivere un nuovo romanzo, ho deciso subito che il titolo sarebbe stato in latino. Lo sentivo imponente, deciso, che arrivava dritto. Non avevo idea della storia, sapevo solo che avevo “incontrato” nella mia fantasia, un avvocato di nome Giancarlo, pugliese, trapiantato a Roma, ma l’ho fatto morire nello stesso istante in cui l’ho immaginato e poiché il cuore è un organo ed una figura che mi piace molto, ho da subito descritto l’immagine del cuore, colpito, disegnato e  infine trafitto dal dolore.
CRIMEN CORDI tradotto significa “delitto al cuore” ed è un delitto al cuore reale, immaginario, figurativo , astratto, sentimentale, passionale.

Hai scritto questo tuo romanzo durante un periodo molto difficile, in pieno lockdown. Quanto la scrittura ti è servita per stemperare il totale isolamento di quel periodo?

La solitudine forzata, vivendo anche da sola, è stato il periodo migliore per concentrarmi e dar sfogo alla mia fantasia. Riprendere a scrivere nel periodo del lockdown, è stato un toccasana per il mio equilibrio psicofisico. Ho scritto a tutte le ore del giorno e della notte, in uno spazio temporale che non aveva più un ordine. È stato bellissimo incontrare ogni giorno i miei personaggi, diventati amici di penna e di fantasie svariate! Il tempo, per quanto difficile, è scorso serenamente. Ho trovato stimolante ed incoraggiante  dare un volto ed una storia a personaggi di fantasia e, nel contempo, a qualcuno che potesse continuare a vivere attraverso il mio racconto. Ho riposto ogni desiderio, ogni traguardo, ogni speranza in un libro, perché nulla sia un caso, ma corrisponda al nostro costrutto, ai nostri desideri, ai nostri propositi. Cosicché, altrove, l’anima possa esprimersi, donare e vivere.